La pillola RU-486 è un farmaco abortivo: ha il grande vantaggio di impedire l’ospedalizzazione della donna e il conseguente intervento chirurgico. Più indolore, quindi, causa minori traumi e produce anche minori spese per il Servizio Sanitario.
In Italia è stata autorizzata nel luglio 2009, quando ormai era l’ultimo paese europeo, insieme all’Irlanda, a non permetterne l’uso. Persino in Tunisia è utilizzata da anni senza problemi.
La lobby vaticana, onnipresente sulla scena politica italiana, ne aveva impedito a lungo la legalizzazione, nonostante i vantaggi evidenti. Monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Academia pro Vita, il giorno dell’autorizzazione da parte dell’AIFA (agenzia del farmaco) aveva dichiarato che l’uso della pillola (definita un “veleno letale”) comporta la scomunica per le donne che vi fanno ricorso, così come per i medici che la prescrivono. E il giorno prima la sottosegretaria del welfare Eugenia Roccella (già presentatrice del Family Day) aveva fatto dell’autentico terrorismo psicologico, parlando di sedicenti rischi scientifici: rischi che la scienza a livello mondiale smentisce. Come se non bastasse, la Commissione Sanità del Senato, con voto bipartisan aveva stabilito di creare un’ulteriore commissione d’inchiesta sul farmaco.
Ora, finalmente, è entrata nel prontuario farmaceutico a dicembre. Ma di fatto è introvabile. L’azienda produttrice francese annuncia che non è ancora in grado di distribuirla direttamente agli ospedali italiani, e nel frattempo gli ospedali stessi non possono più avvalersi della procedura finora seguita, ossia l’acquisto all’estero — a causa del cavillo secondo cui ormai è formalmente acquistabile in Italia. L’ospedale di Pontedera, che aveva gia acquistato una partita di pillole in Francia, si è visto proibire dal Ministero lo sdoganamento. Quindi, formalmente c’è, ma sostanzialmente non la si trova!
Intanto, molte donne che avevano in programma di usarla hanno ricominciato la vecchia strada del viaggio all’estero. A meno di acquistarla in Internet, cosa che non dà nessuna garanzie di sicurezza. Mentre l’azienda produttrice, Exelgyne, dice che sta ancora aspettando i bollini dell’Agenzia del farmaco da mettere sulle scatole!
Insomma, la strada dell’autonomia delle donne è sempre piena di ostacoli.
A tutto questo dobbiamo dire no. Combattiamo contro chi vuole decidere, al nostro posto, delle nostre vite, contro chi da millenni decide sul nostro corpo. Ritroviamoci in piazza, consapevoli che queste battaglie vanno combattute nella società civile. Ora tocca a noi. Tutte e tutti.
“Azione giovani”: un gruppo neofascista in lotta contro la libertà delle donne. Una domanda: chi rappresenta “Azione giovani” a Brugherio?


Pubblicato da rifondazionebrugherio 

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