“Rifondazione fascista”? Un obbrobrio da rimuovere, secondo la nostra Costituzione

20 marzo 2010

E’ sul web un sito che fa riferimento a una “Rifondazione fascista”. Il fondatore, Quinto Mariani, è stato nel vecchio MSI di Almirante e si è presentato come candidato sindaco con una lista civica a Cisterna di Latina. L’organizzazione è presentata con un programma che va dall’espatrio immediato degli immigrati irregolari alla riapertura delle Case Chiuse (scritto così, con la maiuscola: evidentemente per l’importanza che questo luogo assumeva per la formazione delle generazioni fasciste),  dal raddoppio dello stipendio ai carabinieri all’abolizione delle cooperative. La data di fondazione risale a tre anni fa, il giorno 28 ottobre, anniversario della Marcia su Roma, e si proponeva di fare il suo congresso un 28 aprile, anniversario della fucilazione di qualcuno dalla non meglio identificata sigla di S.E. (una Sua Eccellenza che evidentemente la storia aveva condannato a finire a testa in giù). La stemma è un tricolore con un fascio (che viene dichiarato, invece che littorio, mazziniano!).

E’ evidente che ci sono tutti gli estremi dell’apologia di fascismo. Secondo la nostra Costituzione e la legge Scelba il sito deve quindi essere oscurato. Come mai non avviene? Se l’è chiesto anche il consigliere del PD del Lazio Enzo Foschi. E lo chiediamo noi, anifascisti ora e sempre


No Vat

12 febbraio 2010

ROMA – sabato 13 febbraio 2010

Manifestazione Nazionale NO VAT

Autodeterminazione laicità

antifascismo antirazzismo

liberazione

Il 13 Febbraio 2010 per il quinto anno scendiamo ancora in piazza contro il Vaticano per denunciarne l’invadenza nella politica italiana: è infatti uno degli attori che agiscono nelle complesse dinamiche di potere sottese a un sistema autoritario e repressivo.

L’11 febbraio 1929 i Patti Lateranensi sancivano la saldatura tra Vaticano e regime fascista, oggi le destre agitano il crocefisso per legittimare un ordine morale in linea con l’integralismo delle gerarchie vaticane, lo strumentalizzano per costruire un’identità nazionale razzista e una declinazione della cittadinanza eterosessista e familista.

La chiesa cattolica  legittima esclusivamente questo modello di società, basato sulla famiglia eterosessuale  tradizionale, sulla divisione dei ruoli sessuali, dove un genere è subordinato all’altro e lesbiche, gay e trans non hanno alcun diritto di cittadinanza.

Dobbiamo constatare la diffusa e asfissiante presenza di un’etica cattolica, un modello di politica che propone come uniche alternative di “rinnovamento” il moralismo e il giustizialismo. Sappiamo che se oggi  il Vaticano appare meno interventista è solo perché non ne ha bisogno: già nel nostro paese possiede il monopolio dell’”etica” che abbraccia indistintamente governo e opposizione parlamentare che fanno a gara – come sempre – ad inginocchiarsi all’altare del giustizialismo e del buonismo ipocrita.

Respingiamo il tentativo di  espropriare anche i movimenti di lesbiche, gay, trans e femministe, di categorie fondamentali quali l’antifascismo, altrimenti l’ambiguità politica finirebbe per rendere le nostre soggettività complici di quest’ordine morale e politico che concede una legittimazione vittimizzante e minoritaria in cambio dell’assuefazione alla repressione.

Contrastiamo questo potere che, dove non addomestica, reprime e, attraverso l’ordine morale vaticano, assume dispositivi di disciplinamento e controllo sociale che negano qualunque tipo di autodeterminazione: l’autodeterminazione sociale ed economica dei e delle migranti, l’autodeterminazione dei corpi e degli stili di vita di donne, gay, lesbiche e trans,  ogni percorso di autorganizzazione, di dissenso e di conflitto.

Denunciamo che quando il  processo di addomesticamento non si compie viene utilizzato il carcere, il CIE (centri di identificazione ed espulsione), la repressione, la paura, la noia, la solitudine, l’intimidazione e la criminalizzazione per neutralizzare gli elementi di dissenso non previsti e non gestibili: migranti, movimenti, studenti, lavoratori e lavoratrici, disoccupati/e.

Riaffermiamo che antirazzismo, antifascismo, antisessismo sono  lotte, necessarie l’una  all’altra, da condurre anche contro l’uso strumentale delle libertà di donne e lgbt per rafforzare e legittimare un modello razzista.

Portiamo in piazza i nostri percorsi di autodeterminazione nell’acutizzarsi della crisi economica e dello smantellamento dello stato sociale – in particolare della scuola e dell’università -  che tanto spazio lascia alle imprese private e  confessionali.

Riaffermiamo le diversità e le differenze sociali, sessuali, culturali, contro l’identità nazionale razzista e eterosessista che ci vogliono imporre e contro l’ordine morale vaticano.

Portiamo in piazza i nostri percorsi di liberazione per ribadire la nostra volontà di agire nello spazio pubblico per produrre trasformazione sociale e culturale.


Pillola Rsu-486: c’è ma è introvabile. La strada dell’autonomia delle donne è sempre piena di ostacoli.

31 gennaio 2010

La pillola RU-486 è un farmaco abortivo: ha il grande vantaggio di impedire l’ospedalizzazione della donna e il conseguente intervento chirurgico. Più indolore, quindi, causa minori traumi e produce anche minori spese per il Servizio Sanitario.

In Italia è stata autorizzata nel luglio 2009, quando ormai era l’ultimo paese europeo, insieme all’Irlanda, a non permetterne l’uso. Persino in Tunisia è utilizzata da anni senza problemi.

La lobby vaticana, onnipresente sulla scena politica italiana, ne aveva impedito a lungo la legalizzazione, nonostante i vantaggi evidenti. Monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Academia pro Vita, il giorno dell’autorizzazione da parte dell’AIFA (agenzia del farmaco) aveva dichiarato che l’uso della pillola (definita un “veleno letale”) comporta la scomunica per le donne che vi fanno ricorso, così come per i medici che la prescrivono. E il giorno prima la sottosegretaria del welfare Eugenia Roccella (già presentatrice del Family Day) aveva fatto dell’autentico terrorismo psicologico, parlando di sedicenti rischi scientifici: rischi che la scienza a livello mondiale smentisce. Come se non bastasse, la Commissione Sanità del Senato, con voto bipartisan  aveva stabilito di creare un’ulteriore commissione d’inchiesta sul farmaco.

Ora, finalmente, è entrata nel prontuario farmaceutico a dicembre. Ma di fatto è introvabile. L’azienda produttrice  francese annuncia che non è ancora in grado di distribuirla direttamente agli ospedali italiani, e nel frattempo gli ospedali stessi non possono più avvalersi della procedura finora seguita, ossia l’acquisto all’estero — a causa del cavillo secondo cui ormai è formalmente acquistabile in Italia. L’ospedale di Pontedera, che aveva gia acquistato una partita di pillole in Francia, si è visto proibire dal Ministero lo sdoganamento. Quindi, formalmente c’è, ma sostanzialmente non la si trova!

Intanto, molte donne che avevano in programma di usarla hanno ricominciato la vecchia strada del viaggio all’estero. A meno di acquistarla in Internet, cosa che non dà nessuna garanzie di sicurezza. Mentre l’azienda produttrice, Exelgyne, dice che sta ancora aspettando i bollini dell’Agenzia del farmaco da mettere sulle scatole!

Insomma, la strada dell’autonomia delle donne è sempre piena di ostacoli.

A tutto questo dobbiamo dire no. Combattiamo contro chi vuole decidere, al nostro posto, delle nostre vite, contro chi da millenni decide sul nostro corpo. Ritroviamoci in piazza, consapevoli che queste battaglie vanno combattute nella società civile. Ora tocca a noi. Tutte e tutti.

“Azione giovani”: un gruppo neofascista in lotta contro la libertà delle donne. Una domanda: chi rappresenta “Azione giovani” a Brugherio?


Giornata della memoria. Ma non di una memoria “corta e distorta”

31 gennaio 2010

Dalla rivista “La difesa della razza” (novembre 1938), una serie di vignette che illustrano i provvedimenti presi governo fascista contro gli ebrei.

UNA “MEMORIA” CORTA E DISTORTA?

Ci siamo abituati a “celebrare” come un rito la “GIORNATA DELLA MEMORIA”. E intanto si è diffuso un senso comune che tende a DERESPONSABILIZZARE gli italiani dalle proprie colpe storiche:  nella Shoah, ossia nella persecuzione e nello sterminio degli ebrei; nel Porrajmos, ossia nella persecuzione e nello sterminio dei Rom;  nelle guerre colonialiste e nelle stragi perpetrate in Africa e nella penisola balcanica (Albania, Grecia, Yugoslavia).

Si dice, sempre più ad alta voce, che Mussolini era un dittatore, sì, ma bonario. Che (lui che nel 1921 inneggiava al “valore eterno della razza”!) non era mai stato antisemita. Che le leggi razziali (1938) furono fatte per compiacere la Germania, ma non corrispondevano al vero sentire né di Mussolini né della popolazione italiana (e non si capisce allora come mai non suscitarono nessuna opposizione). Che in Italia, la nostra “brava gente” aiutò in tutti i modi gli ebrei a nascondersi (mentre un ebreo su cinque, in venti mesi, dal settembre ’43 al giugno 1945, scomparve per sempre). Che i “cattivi” erano solo i tedeschi. Così, la figura del “fascista  che salva gli ebrei” spunta miracolosamente in ogni angolo.  Si dice che la Repubblica di Salò, in fondo, fece da tampone fra l’Italia e il nazismo, e che se non ci fosse stata, sarebbe stato peggio… E invece FURONO I MILITI REPUBBLICHINI a farsi carico di rintracciare, arrestare, concentrare gli ebrei nei campi di raccolta, e consegnarli a una DEPORTAZIONE SENZA RITORNO; e furono fascisti locali i collaboratori zelanti delle SS per lo sterminio diretto sul posto, nella Risiera di San Sabba a Trieste.

Quando fu fatto il testo della legge della Memoria (20 luglio 2000), fu cancellata ogni menzione esplicita al fascismo. Non fu un buon inizio. La “pacificazione” in vista di una “memoria condivisa” è diventata, nel senso comune, AUTOASSOLUZIONE.

Si è creata una “cultura della confusione”, in base alla quale nessuno è più responsabile di nulla; o addirittura un rovesciamento dei fatti, secondo il quale, ad esempio, sarebbero gli italiani a essere, storicamente, vittime rispetto agli yugoslavi (foibe come “olocausto degli italiani”).

L’Italia non ha mai fatto una vera “resa dei conti” rispetto al proprio passato. “E’ ora che gli italiani si proclamino francamente razzisti”, dichiarava il “Manifesto” del 1938. Oggi non si dice più così, ma solo perché si usano altre parole. Il clima che si prepara giorno dopo giorno è lo stesso. Così si riesce, senza sentirsi schizofrenici, a celebrare la giornata della memoria e, parallelamente, a dare la caccia ai lavoratori immigrati e invitare a scovarli e a denunciarli; o a indicare i Rom come “nemici pubblici”. Invece che della “razza italica”, si parla di difendere dalle componenti estranee la “nostra gente” padana. E’ una strada pericolosamente in discesa. NON CI SALVERÀ UNA MEMORIA CORTA E DISTORTA. In fondo, può attenderci lo stesso baratro.

Dimostreremo di aver imparato la lezione della storia solo se sapremo TENER VIVA la memoria e avremo la determinazione, la costanza e la forza di vigilare affinché venga CORRETTAMENTE trasmessa alle future generazioni.

Rifondazione- Federaz. della Sinistra di Brugherio e Brugherio Futura  27/01/2010

Lo sfruttamento del lavoro degli immigrati e la loro criminalizzazione sono una delle odierne forme di razzismo. Nella foto, immigrati neri a Rosarno. Non si può essere complici di questo e contemporaneamente celebrare la “Giornata della memoria”.


Una mangiata in piazza antirazzista

29 gennaio 2010


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