Pillola Rsu-486: c’è ma è introvabile. La strada dell’autonomia delle donne è sempre piena di ostacoli.

31 gennaio 2010

La pillola RU-486 è un farmaco abortivo: ha il grande vantaggio di impedire l’ospedalizzazione della donna e il conseguente intervento chirurgico. Più indolore, quindi, causa minori traumi e produce anche minori spese per il Servizio Sanitario.

In Italia è stata autorizzata nel luglio 2009, quando ormai era l’ultimo paese europeo, insieme all’Irlanda, a non permetterne l’uso. Persino in Tunisia è utilizzata da anni senza problemi.

La lobby vaticana, onnipresente sulla scena politica italiana, ne aveva impedito a lungo la legalizzazione, nonostante i vantaggi evidenti. Monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Academia pro Vita, il giorno dell’autorizzazione da parte dell’AIFA (agenzia del farmaco) aveva dichiarato che l’uso della pillola (definita un “veleno letale”) comporta la scomunica per le donne che vi fanno ricorso, così come per i medici che la prescrivono. E il giorno prima la sottosegretaria del welfare Eugenia Roccella (già presentatrice del Family Day) aveva fatto dell’autentico terrorismo psicologico, parlando di sedicenti rischi scientifici: rischi che la scienza a livello mondiale smentisce. Come se non bastasse, la Commissione Sanità del Senato, con voto bipartisan  aveva stabilito di creare un’ulteriore commissione d’inchiesta sul farmaco.

Ora, finalmente, è entrata nel prontuario farmaceutico a dicembre. Ma di fatto è introvabile. L’azienda produttrice  francese annuncia che non è ancora in grado di distribuirla direttamente agli ospedali italiani, e nel frattempo gli ospedali stessi non possono più avvalersi della procedura finora seguita, ossia l’acquisto all’estero — a causa del cavillo secondo cui ormai è formalmente acquistabile in Italia. L’ospedale di Pontedera, che aveva gia acquistato una partita di pillole in Francia, si è visto proibire dal Ministero lo sdoganamento. Quindi, formalmente c’è, ma sostanzialmente non la si trova!

Intanto, molte donne che avevano in programma di usarla hanno ricominciato la vecchia strada del viaggio all’estero. A meno di acquistarla in Internet, cosa che non dà nessuna garanzie di sicurezza. Mentre l’azienda produttrice, Exelgyne, dice che sta ancora aspettando i bollini dell’Agenzia del farmaco da mettere sulle scatole!

Insomma, la strada dell’autonomia delle donne è sempre piena di ostacoli.

A tutto questo dobbiamo dire no. Combattiamo contro chi vuole decidere, al nostro posto, delle nostre vite, contro chi da millenni decide sul nostro corpo. Ritroviamoci in piazza, consapevoli che queste battaglie vanno combattute nella società civile. Ora tocca a noi. Tutte e tutti.

“Azione giovani”: un gruppo neofascista in lotta contro la libertà delle donne. Una domanda: chi rappresenta “Azione giovani” a Brugherio?


Giornata della memoria. Ma non di una memoria “corta e distorta”

31 gennaio 2010

Dalla rivista “La difesa della razza” (novembre 1938), una serie di vignette che illustrano i provvedimenti presi governo fascista contro gli ebrei.

UNA “MEMORIA” CORTA E DISTORTA?

Ci siamo abituati a “celebrare” come un rito la “GIORNATA DELLA MEMORIA”. E intanto si è diffuso un senso comune che tende a DERESPONSABILIZZARE gli italiani dalle proprie colpe storiche:  nella Shoah, ossia nella persecuzione e nello sterminio degli ebrei; nel Porrajmos, ossia nella persecuzione e nello sterminio dei Rom;  nelle guerre colonialiste e nelle stragi perpetrate in Africa e nella penisola balcanica (Albania, Grecia, Yugoslavia).

Si dice, sempre più ad alta voce, che Mussolini era un dittatore, sì, ma bonario. Che (lui che nel 1921 inneggiava al “valore eterno della razza”!) non era mai stato antisemita. Che le leggi razziali (1938) furono fatte per compiacere la Germania, ma non corrispondevano al vero sentire né di Mussolini né della popolazione italiana (e non si capisce allora come mai non suscitarono nessuna opposizione). Che in Italia, la nostra “brava gente” aiutò in tutti i modi gli ebrei a nascondersi (mentre un ebreo su cinque, in venti mesi, dal settembre ’43 al giugno 1945, scomparve per sempre). Che i “cattivi” erano solo i tedeschi. Così, la figura del “fascista  che salva gli ebrei” spunta miracolosamente in ogni angolo.  Si dice che la Repubblica di Salò, in fondo, fece da tampone fra l’Italia e il nazismo, e che se non ci fosse stata, sarebbe stato peggio… E invece FURONO I MILITI REPUBBLICHINI a farsi carico di rintracciare, arrestare, concentrare gli ebrei nei campi di raccolta, e consegnarli a una DEPORTAZIONE SENZA RITORNO; e furono fascisti locali i collaboratori zelanti delle SS per lo sterminio diretto sul posto, nella Risiera di San Sabba a Trieste.

Quando fu fatto il testo della legge della Memoria (20 luglio 2000), fu cancellata ogni menzione esplicita al fascismo. Non fu un buon inizio. La “pacificazione” in vista di una “memoria condivisa” è diventata, nel senso comune, AUTOASSOLUZIONE.

Si è creata una “cultura della confusione”, in base alla quale nessuno è più responsabile di nulla; o addirittura un rovesciamento dei fatti, secondo il quale, ad esempio, sarebbero gli italiani a essere, storicamente, vittime rispetto agli yugoslavi (foibe come “olocausto degli italiani”).

L’Italia non ha mai fatto una vera “resa dei conti” rispetto al proprio passato. “E’ ora che gli italiani si proclamino francamente razzisti”, dichiarava il “Manifesto” del 1938. Oggi non si dice più così, ma solo perché si usano altre parole. Il clima che si prepara giorno dopo giorno è lo stesso. Così si riesce, senza sentirsi schizofrenici, a celebrare la giornata della memoria e, parallelamente, a dare la caccia ai lavoratori immigrati e invitare a scovarli e a denunciarli; o a indicare i Rom come “nemici pubblici”. Invece che della “razza italica”, si parla di difendere dalle componenti estranee la “nostra gente” padana. E’ una strada pericolosamente in discesa. NON CI SALVERÀ UNA MEMORIA CORTA E DISTORTA. In fondo, può attenderci lo stesso baratro.

Dimostreremo di aver imparato la lezione della storia solo se sapremo TENER VIVA la memoria e avremo la determinazione, la costanza e la forza di vigilare affinché venga CORRETTAMENTE trasmessa alle future generazioni.

Rifondazione- Federaz. della Sinistra di Brugherio e Brugherio Futura  27/01/2010

Lo sfruttamento del lavoro degli immigrati e la loro criminalizzazione sono una delle odierne forme di razzismo. Nella foto, immigrati neri a Rosarno. Non si può essere complici di questo e contemporaneamente celebrare la “Giornata della memoria”.


Una mangiata in piazza antirazzista

29 gennaio 2010


Più treni, meno Tav

22 gennaio 2010

Sabato 23 gennaio si terrà a Susa (Torino) la manifestazione indetta dal Movimento No Tav “Fuori le mafie dalla Val Susa”. Dice il comunicato di convocazione: “Contro il partito trasversale degli affari che vorrebbe trasformare il nostro territorio in un enorme cantiere per almeno vent’anni. In solidarietà alle amministrazioni comunali sotto attacco”.

In questi giorni sono incominciati, di notte e protetti da centinaia di poliziotti, i cosiddetti “rilievi geognostici”, trivellazioni che servono semplicemente a giustificare i milioni di euro già sprecati e quelli che ancora dovrebbero essere buttati al vento – o per essere più precisi, finire nelle tasche degli affaristi.

Una “grande opera” assurda: un tunnel di 54 km. che dovrebbe bucare montagne ricche di amianto, che installerebbe per 15-20 anni un gigantesco cantiere in una valle già intasata da un’autostrada, due statali, una ferrovia internazionale e due elettrodotti.

Basterebbe potenziare la linea ferroviaria già esistente, che attualmente è utilizzata per il 30% delle sue possibilità.

Intanto, mentre si pensa a treni superveloci per pochi, non passa giorno che in tutta Italia i lavoratori pendolari viaggino su treni disastrati, che accumulano guasti e ritardi, appesantendo in modo insopportabile la giornata di lavoro e di vita di chi li deve utilizzare.

Questi sono gli investimenti da fare! Ma andrebbero a vantaggio di tutti, non nelle tasche dei costruttori e delle mafie; per questo si vogliono fare solo opere inutili e dannose: dal ponte sullo Stretto al tunnel della TAV in Val Susa.


Se la Lega difende i cristiani copti…

21 gennaio 2010

Dopo i fatti di Rosarno l’Egitto, con una nota ufficiale, ha chiesto al governo italiano di tutelare gli immigrati. Bossi ha subito risposto: “L’Egitto ci fa la predica? Ma lì i cristiani li uccidono”, riferendosi all’attacco compiuto da estremisti islamici contro i fedeli copti a Nagaa Hamadi, che ha fatto 9 vittime. Quindi, ora è l’Italia che può far la predica agli islamici. Addirittura, Giuseppe Leoni, a nome dei Cattolici Padani, ha dichiarato: “Ammazzare cristiani è l’hobby più frequente da parte degli islamici”.

Ammazzare cristiani, e copti in particolare? Evidentemente Bossi, e gli italiani in genere, non ricordano, o non vogliono ricordare, la strage di Debra Libanòs. Questa era la città conventuale dei cristiani copti etiopici, risalente al XIII secolo, con chiese, monasteri, luoghi di studio e di formazione.

Nel maggio 1937 il maresciallo Graziani la fece circondare dal generale Maletti con l’ordine telegrafico: “Passi per le armi tutti i monaci indistintamente”. E così fu fatto, in due riprese. In un primo tempo, a centinaia, furono raggruppati, coperti con un telone, fucilati, e  poi finiti uno per uno con un colpo di grazia alla testa. Graziani telegrafò ancora: “Liquidazione completa”. Così furono mitragliati i rimanenti, fra cui molti giovani studenti, “martiri giovinetti che la cristianità non ricorda e non piange perché africani e diversi”, commenta Angelo Del Boca. Le ricerche compiute negli anni ’90 fanno pensare a circa 2.000 vittime.

Graziani, in un suo memoriale, dichiarò: “È titolo di giusto orgoglio per me aver avuto la forza d’animo di applicare un provvedimento che fece tremare le viscere di tutto il clero, dall’Abuna all’ultimo prete o monaco”. Avevano, secondo il maresciallo d’Italia, un “atteggiamento di ostilità” verso di noi – gli invasori.

Italiani brava gente, come sempre, e ora sfegatati difensori dei valori e delle tradizioni cristiane… Ma non ci vergogniamo mai?

La copertina della “Domenica del Corriere” del 27 dicembre 1936: il Tricolore (quello che ora i leghisti dicono di non amare) sventola nell’Etiopia conquistata. Ovviamente, fra il tripudio delle “popolazioni sottomesse”. L’Etiopia era un antico stato indipendente, in cui metà della popolazione era di religione cristiana ortodossa (copta).

Una cartolina dell’allora celebre disegnatore Enrico De Seta, destinata a rallegrare l’animo delle nostre truppe coloniali. Gli etiopici “cristiani copti” sono il trofeo di caccia dell’italiano, appartenente alla nota categoria degli “italiani brava gente”.

Un’altra cartolina della stessa serie. Qui gli etiopici sono insetti da sterminare con spruzzi di insetticida. In effetti, furono largamente irrorati con i gas chimici.

Un libro di scuola di seconda elementare, ai tempi del fascismo. Allora erano giovani balilla, educati come soldatini  di una mentalità razzista. Ora sono i giovani (e vecchi) padani leghisti, nutriti con la stessa mentalità.