Basta! Donne in piazza contro la violenza maschile.

29 Novembre 2009

BASTA!

In diecimila sono scese in piazza a Roma contro la violenza maschile sulle donne, sabato 28 novembre.

Le statistiche dicono che in Italia una donna su tre, fra i 16 e i 70 anni, ha subito violenze. Più di metà non l’ha mai confidato a nessuno. In più del 90 % dei casi, la violenza non viene denunciata. In tre casi su quattro, l’autore è un marito o ex marito, fidanzato o ex fidanzato, un parente, un conoscente. Nell’80% dei casi, si tratta di violenza domestica. Lo stupro ad opera di sconosciuti è meno del 2%.

Questi numeri smentiscono l’idea diffusa dai media che l’aggressore sia abitualmente uno straniero, un immigrato; che la violenza rientri negli episodi di “cronaca nera”. Quando questo capita, acquista immediatamente un enorme rilievo. E’ uno stereotipo che serve a diffondere il razzismo, la retorica sulla “sicurezza”, e a sminuire le colpe degli uomini in genere. La violenza sulle donne, invece, è una responsabilità di tutti gli uomini. Non ha colore o passaporto. Non è prerogativa di un ceto sociale.

Il maschilismo oggi trova nel Presidente del Consiglio l’esponente più sfrontato. Ma tanti uomini (la maggioranza) si  identificano con lui, o provano comunque una specie di complicità. Sesso, denaro, potere è uno scambio che avviene a qualsiasi livello

Le donne che lavorano risentono di più degli effetti della crisi, e intanto continuano ad addossarsi il lavoro casalingo, di accudimento, di cura, come se fosse una naturale funzione femminile.

Ma le donne reagiscono. Fra gli slogan della manifestazione:

“No alla violenza che uccide, al familismo che ci opprime”. “Chi ci difende dalle ronde? Nessuna azione razzista in nostro nome”. “Unite per la libertà, contro il razzismo e l’omofobia”. “La violenza non ha colore”. “Riprendiamoci la notte”. “Il modello Barbie fa male alle bambine: le vuole tutte uguali alle veline”.

E contro i mille intralci che il governo mette alla pillola abortiva Ru486: “Ru-voluzione: sul nostro corpo decidiamo noi”. “Libere di scegliere, capaci di reagire. Ru486: la libertà è autodeterminazione”.

Ricordiamo che il 25 novembre (data della giornata contro la violenza indetta dall’ONU)  a Milano, Bologna, Roma, Catania gruppi di donne hanno manifestato contro maltrattamenti e violenze subite dalle donne immigrate rinchiuse nei Centri di Identificazione ed Espulsione. Ha aderito il Forum delle Donne del PRC. A  Milano, con lo slogan “Noi non siamo complici”, molte donne  si sono radunate davanti alla stazione di piazza Cadorna. La polizia è intervenuta caricando ripetutamente. Lo scopo era di strappare via lo striscione che le manifestanti avevano sbandierato. E che vedete qui sotto.

Vietato, vietatissimo indagare su queste cose. Ricordiamo anche che durante gli sgomberi  molte ragazze Rom subiscono maltrattamenti a sfondo sessuale, che non vengono mai, assolutamente mai, denunciati.


Rom: sgomberi, sgomberi, sgomberi. Ci vuole un “pericolo pubblico” sul quale accanirsi.

29 Novembre 2009

Ecco i volti del nostro “nemico pubblico. Come sempre, come in Germania negli anni di affermazione del nazismo, i Rom, i Sinti, quelli che noi spregiativamente chiamiamo zingari, vengono sistematicamente presi di mira e additati all’opinione pubblica come una minaccia, anzi “la” minaccia incombente. Ecco di chi è la colpa se ci sentiamo sempre più insicuri – non sono le condizioni economiche e sociali sempre peggiori.

De Corato, vicesindaco di Milano, ha dichiarato: “C’è un solo modo per sintetizzare la nostra politica nei confronti dcei Rom: sgomberare”. E in effetti, da quando c’è la giunta Moratti, a Milano sono stati effettuati più di 160 sgomberi. Ogni sgombero viene a costare al Comune fra i 20 e i 40.ooo euro. Che senso ha?

Questi sono i resti del campo di Via Rubattino, devastato e sgombrato dopo il 20 novembre.

Alcuni di coloro che lo abitavano, si sono poi rifugiati nella ex caserma di viale Forlanini. Puntuale è arrivata la nuova incursione: 16 baracche e 16 tende sono state distrutte.

Molti di questi bambini rom erano regolarmente inseriti nelle scuole della zona 3 e 4. Un lungo lavoro di integrazione è stato mandato all’aria. Perché non si vuole trovare una soluzione al problema: il problema, al contrario, deve essere continuamente rinfocolato, tenuto acceso.

Il potere ha sempre più bisogno di un “nemico pubblico”.

Il disegno che vediamo si chiede: Maria, Giuseppe e il bambino (non sappiamo i loro nomi in lingua rom) troveranno posto – avranno il loro presepio – in una ruspa?


Ci sentiamo sempre meno sicuri. Cosa fare? Tener d’occhio i passanti e i vicini.

29 Novembre 2009

Un  risultato dell’iniziativa del “Controllo del vicinato” l’ha già previsto Beppe Grillo:  “Si potrà finalmente mandare in galera il vicino di casa: il sogno di tutti gli italiani”.

L’ha proposta per primo in Lombardia il Comune di Caronno Pertusella. L’assessore Maullu ha dichiarato che entrerà in funzione a Milano. In certi quartieri hanno già cominciato a raccogliere adesioni. Le Ronde hanno avuto scarsa attrazione. Cerchiamo un altro nome.

In pratica, cosa bisogna fare?

Se senti un rumore, o un cane abbaia, affacciati alla finestra.

Tieni l’occhio incollato sul passante e sul vicino.

Scendi in strada con un taccuino e, camminando con circospezione, annota il numero di targa delle auto sospette. Se passa uno sconosciuto, chiedigli se ha bisogno di qualcosa o, più direttamente, che cosa sta cercando. Se riesci a convincerlo, fatti vedere i documenti.

Comunque, tieni un occhio sempre aperto.

Ti stresserai tanto, e ti terrai talmente impegnato, che non avrai più tempo di chiederti se quel sottile senso di ansia e di insicurezza che da un po’ di tempo ti attanaglia non deriverà da qualcos’altro. Dal fatto che sei in cassa integrazione, che hai il mutuo da pagare, che tuo figlio, oltre alla carta igienica, deve portare a scuola un contributo “volontario”, che l’altro figlio più grande continua a chiederti soldi perchè non trova nessun posto di lavoro serio… E che domani può andare peggio di oggi, nonostante che Berlusconi ti ordini di essere ottimista.

Lui stava fisso a scrutare nella notte“… perché “faceva il palo della banda dcell’Ortica“, diceva la famosa canzone di Jannacci. Ecco: crediamo di difendere la nostra sicurezza, e facciamo il palo alla banda di coloro che, in Confindustria, nelle banche, al governo, scientificamente ci depredano.

Ma perché questo addetto al “controllo del vicinato” punta in alto, verso il cielo, il suo binocolo?   Teme che possa piombare nel giardino della  sua villetta qualcosa tipo Torri Gemelle? Ecco: nell’elenco delle istruzioni ci mancava la contraerea!


Gli operai dell’Alcoa dalla Sardegna vanno a Roma e trovano i manganelli. Ma alla fine la prima batttaglia la vincono loro.

29 Novembre 2009

 

L’Alcoa, multinazionale americana dell’alluminio, minaccia di chiudere i due stabilimenti italiani di Portovesme (Sardegna, zona del Sulcis-Iglesiente) e di Fusina (Venezia). In tredici anni, la multinazionale ha venduto, delocalizzato, chiuso. Nel Sulcis nel giro di vent’anni hanno già chiuso le miniere di carbone. L’Alcoa occupa 586 tute blu, più 500 lavoratori degli appalti: con l’indotto, si arriva a 6.000 persone. Ora, in questa zona, la disoccupazione è del 30% e l’indice demografico è del — 2,57%: cioè, si emigra di nuovo.

Nei giorni precedenti, all’annuncio della cassa integrazione straordinaria, gli operai avevano bloccato e presidiato lo stabilimento di Portovesme, costringerndo anche i dirigenti presenti a fermarsi per un serrato dibattito. E hanno fatto andare avanti la produzione.

Giovedì 26 sono arrivati a Roma, dopo una notte fra pullman e traghetti, e hanno dato vita a una grande manifestazione, al ritmo dei caschi battuti sul selciato. Ma il governo li ha fatti ricevere da poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa. Quando hanno cercato di passare davanti all’ambasciata americana (americana è la multinazionale) li hanno  caricati.

Ci sono stati anche dei contusi e dei feriti.

Ma alla fine un primo risultato è stato ottenuto. L’azienda ha ritirato la cassa integrazione. Fino a 9 dicembre, data di un prossimo incontro con il governo. I lavoratori continuano a essere mobilitati, e a tenere avviata la produzione. In attesa.


Sabato 14 novembre: manifestazione CGIL a Roma

13 Novembre 2009

manif-14 novSabato 14 novembre, alle ore 14, lavoratrici e lavoratori da tutta Italia scenderanno per le strade di Roma. La manifestazione è indetta dalla CGIL. Rifondazione Comunista aderisce.

Gli obiettivi sono:

Bloccare i licenziamenti. Contrastare le delocalizzazoni. Generalizzare gli ammortizzatori sociali. Riformare l’indennità di disoccupazione e istituire il salario sociale per i disoccupati. Contrastare il precariato e la legge 30. Riconvertire l’economia in chiave ecologica.